Procura Grosseto: la donna lo annegò perché per il bimbo aveva una "forte insofferenza"
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Articolo aggiornato il 3/4/2025
Il 9 agosto suo figlio, un bambino di soli 16 mesi, era morto annegato durante una gita in pedalò all'Argentario: una tragica fatalità, si credeva. Ma ora la madre è stata arrestata: secondo il procuratore di Grosseto, Franco Verusio, che l'ha accusata di omicidio premeditato, è stata lei ad annegarlo. Per quel bambino aveva una forte insofferenza.
Altro reato: tentò di annegarlo nella vasca da bagno
La donna, 45 anni, è imputata anche del tentato omicidio del bambino nel marzo 2011: secondo gli investigatori provò ad annegare il piccolo nella vasca da bagno. Il bimbo venne poi portato dalla madre, che lo credeva morto, in ospedale. Si salvò dopo 13 giorni di rianimazione senza riportare danni cerebrali.
"Insofferente" verso quel figlio
La madre aveva una "forte insofferenza" verso il suo terzo figlio, e il suo quadro psicologico risulta alterato: questi gli elementi emersi dalle indagini sulla donna arrestata con l'accusa di aver volontariamente annegato il piccolo.
"Arrestata per proteggere gli altri figli"
L'arresto è stato accordato dal gip anche per proteggere gli altri due figli della donna, di 8 e 10 anni, e per evitare possibili e temuti episodi di autolesionismo: è quanto ha spiegato il procuratore capo di Grosseto Franco Verusio, commentando l'arresto della madre di Federico.
Anche il marito coinvolto nell'inchiesta per concorso in omicidio
Le manette, secondo quanto riporta il Corriere della Sera sono scattate ieri sera: i carabinieri hanno condotto la donna nel carcere romano di Rebibbia. E anche il marito, commercialista come la moglie, è coinvolto nell'inchiesta con l'accusa di concorso in omicidio.
La donna era stata iscritta subito nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio colposo: "un atto dovuto", aveva spiegato la Procura, per poter disporre l'autopsia del bimbo. Ma gli inquirenti sospettavano qualcosa, e si chiedevano come mai la donna, mentre il figlio annegava dopo essere caduto in acqua dal pedalò, non avesse chiesto aiuto a nessuno, non avesse gridato, non avesse pianto. E così i magistrati hanno disposto ulteriori rilevi.
E dalle indagini dei carabinieri è emerso che la commercialista aveva già provato a uccidere il bambino a marzo, sempre annegandolo: quella volta nella vasca da bagno, mentre era sola in casa; ma i medici del policlinico Umberto I erano riusciti a rianimarlo. E poi si è scoperto che era in cura per problemi psicologici: ora i magistrati vogliono capire anche se i medici che la seguivano abbiano sottovalutato il suo stato di salute, se un po' più di attenzione avrebbe potuto salvare la vita del piccolo Federico.
Legali donna: "Escludiamo volontarietà"
"Pur precisando che nella vicenda vi sono fondati elementi per escludere che il tragico evento sia stato volontario", gli avvocati difensori spiegano in una nota che, "aderendo al desiderio di riserbo espresso dalla famiglia, anche per la tutela degli altri figli minorenni della signora, ritengono, allo stato, di non rilasciare alcuna dichiarazione".