Durante l’interrogatorio, "non ha neanche mostrato alcun segno di pentimento", scrive il gip Eugenio Fiorentino
Ai pm che lo hanno interrogato Stefano Argentino, accusato di aver ucciso la collega universitaria Sara Campanella, ha detto di aver avvicinato la vittima, il giorno del delitto, per avere notizie su un'operazione a cui si era sottoposta e per capire perché non avesse riposto a un messaggio che lui le aveva mandato a gennaio. Era ossessionato da lei, i messaggi inviati, peraltro senza risposta, erano decine. Iniziò a scriverle due anni fa, con la scusa di confrontare alcuni appunti delle lezioni all’università. Poi, qualche giorno dopo, passò ai complimenti. E agli inviti a uscire insieme. Nella chat di WhatsApp rimasta nel telefonino di Sara Campanella ci sono tutti i messaggi di Stefano Argentino, il suo assassino. "Più che una chat è un monologo fatto di vocali", dicono alcune amiche della vittima.
Avevano un ritmo insistente, a tutte le ore, riporta Repubblica. E restavano senza risposta. Lui continuava a fare inviti. A pranzo, a cena, a studiare insieme. Con annessi altri complimenti. Messaggi deliranti che raccontano l’ossessione nella testa di Stefano Argentino, un’ossessione che cresceva di giorno in giorno. Pensava di essere ricambiato da Sara. Messaggi che oggi rivelano quello che l’assassino non dice nella sua confessione davanti al giudice: "Si è limitato ad ammettere i fatti che gli venivano contestati - spiega il suo avvocato, Raffaele Leone, ha risposto a qualche domanda, però non ha spiegato cosa lo ha spinto ad aggredire la ragazza".
Durante l’interrogatorio, "non ha neanche mostrato alcun segno di resipiscenza", scrive il gip Eugenio Fiorentino, che mercoledì sera ha convalidato il fermo e ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Una volta, assalito dalla sua ossessione, arrivò a dirle in un messaggio: "Stiamo bene insieme". Sara Campanella, però continuava a non rispondere. E lui gliel’ha rinfacciato nell’ultimo incontro prima di ucciderla, questo l’ha ammesso nell’interrogatorio: "A gennaio le avevo domandato notizie di un’operazione a cui si era sottoposta, le ho chiesto perché mi avesse ignorato. Ma ha fatto scena muta".
Sarà il nuovo legale, la famiglia ne sta ancora cercando uno, a decidere una linea difensiva: al ragazzo, oltre all’omicidio, riporta il Corriere della Sera, si contestano le aggravanti della crudeltà, dei motivi abietti e futili e della premeditazione. Le modalità della sua condotta, Sara è stata accoltellata più volte, palesano la volontà di infliggere alla vittima sofferenze aggiuntive rispetto al normale processo di causazione della morte", ha sostenuto il gip, che è certo che Stefano fosse uscito di casa, armato, con l’intenzione di ammazzare la ragazza. A muovere Stefano non è stato, dunque, un momento d’ira. Perché qualunque "stimolo esterno, ha argomentato il magistrato, è sproporzionato rispetto alla gravità di quanto commesso e può essere stato solo un pretesto per dare sfogo a un impulso criminale".