"PREMIO" ALL'OMICIDA

Uccise la moglie Giulia a Sassuolo, la famiglia di lei: "Lo Stato ci chiede le tasse per un risarcimento mai ricevuto"

Le cartelle esattoriali sono state inviate a padre, madre e sorella della vittima. "Non ci arrendiamo, faremo ricorso". L'omicida è già libero

26 Feb 2025 - 09:03
 © Da video

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Nel 2009 a Sassuolo (Modena) Marco Manzini uccise la moglie Giulia Galiotto. Oggi l'omicida è libero grazie a "premi" di buona condotta. I familiari della donna hanno diritto per sentenza a un risarcimento pari a un milione e 200mila euro, soldi mai ricevuti, ma l'Agenzia delle entrate ha chiesto loro le tasse per quella somma. "E' assurdo, ma noi non ci arrendiamo e faremo ricorso", dicono il padre Giuliano, la madre Giovanna e la sorella Elena

La beffa ai familiari della vittima

 A raccontare la beffa che si aggiunge alla tragedia della famiglia è la Gazzetta di Modena. Manzini, condannato in via definitiva a 19 anni e quattro mesi di carcere, nel 2022 è uscito dal carcere e, in regime di semilibertà, ha lavorato ai servizi sociali fino a luglio 2024, quando ha terminato di scontare la sua pena. Ha offerto ai genitori di Giulia 50 euro al mese per manifestare una volontà di avvicinamento e di mediazione, seccamente respinta dalla famiglia. 

Il lavoro, il pignoramento e il licenziamento

 A Manzini, che oggi risulta residente a Reggio Emilia, era stato dato un impiego a tempo pieno con un lavoro analogo a quello che aveva prima dell'arresto. E proprio per il risarcimento riconosciuto dai giudici, dice la madre Giovanna Ferrari, "avevamo ottenuto il pignoramento di un quinto dello stipendio che percepiva dall'azienda presso cui lavorava durante la messa alla prova. Alla fine del luglio scorso, da quando è un uomo libero, si è licenziato. Ad oggi non sappiamo se e dove lavori". 

Cartelle esattoriali

 Ecco quindi la beffa delle tasse su soldi mai ricevuti. A padre, madre e sorella di Giulia sono infatti state consegnate altrettante cartelle esattoriali, di 6mila euro circa l'una, in relazione a quel risarcimento mai riconosciuto. "E noi finora abbiamo avuto soltanto cifre irrisorie", replica la madre della vittima. 

"Violenza delle istituzioni"

 Giovanna Ferrari quindi non si arrende e spiega: "La violenza economica è anche nelle istituzioni, che esercitano verso i parenti che chiedono giustizia diritti come quello di ottenere le tasse su tutto il risarcimento. I soldi non sono il nostro problema, per fortuna. Sappiamo tuttavia che diverse famiglie svantaggiate dal punto di vista economico non affrontano percorsi giudiziari come il nostro e rinunciano al risarcimento proprio per il rischio di trovarsi in questa situazione". 

L'omicidio

 Manzini uccise Giulia dopo averla adescata con una scusa. Le aveva fatto credere di doverle mostrare qualcosa e l'aveva colpita nove volte alla testa con una pietra. Poi aveva gettato il corpo nel Secchia per simulare il suicidio. Aveva poi chiamato la famiglia fingendo di essere preoccupato per la sorte della donna. La verità era però venuta a galla e con essa la condanna, già arrivata alla sua conclusione. 

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