fino al 13 luglio

Il mondo visionario di Luigi Serafini in mostra al Labirinto della Masone

"Da Serafini a Luigi. L’uovo, lo scheletro, l’arcobaleno" è un percorso in tre tappe che, tra rimandi, citazioni e divertissement si snoda lungo tutta la carriera dell'artista

28 Mar 2025 - 11:02
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Quella che il Labirinto della Masone dedica a Luigi Serafini non è una semplice mostra. E' più un viaggio in un mondo onirico e popolato da personaggi sorprendenti, dove si posso incontrare Dante e Pulcinella, conigli "geometrici" e uccelli leggendari, divinità pagane e icone contemporanee. E, ovviamente, uova, scheletri e arcobaleni: figure tra le più ricorrenti nel suo immaginario. Tra rimandi e allusioni, citazioni ironiche ed autoironiche, trabocchetti mentali, folgorazioni e strizzate d’occhio, fino al 13 luglio nello spazio espositivo di Fontanellato (PR) il visitatore sarà condotto nella labirintica mente dell'artista geniale e visionario, attraverso una selezione di opere e un sorprendente allestimento site-specific.

Il percorso espositivo

 Il percorso espositivo che il Labirinto della Masone propone per la mostra "Da Serafini a Luigi. L’uovo, lo scheletro, l’arcobaleno" segue l’unica cronologia mai accettata dall'artista, ossia la tripartizione in epoche pre-Codex, Codex e post-Codex. Come svela il titolo dell'esposizione, il visitatore viene accompagnato quasi per mano attraverso la vita artistica e personale dell'artista, partendo dal celebre Serafini e arrivando al più intimo Luigi. Un labirinto che si snoda attraverso le opere e che conduce alla radice del sogno, inseguendo le ispirazioni del mondo reale che la sua immaginazione ha poi sviluppato nei folli mondi di quest’opera unica. Il titolo nasce da una considerazione di Italo Calvino nel primo numero della rivista "FMR" di Franco Maria Ricci: "Direi che le immagini che più scatenano il raptus visionario di Serafini sono tre: lo scheletro, l’uovo, l’arcobaleno".

L'epoca pre-Codex

  La mostra si apre sugli inizi di Luigi Serafini come artista, quando tutto quello che sarebbe venuto esisteva già in fase embrionale ma doveva ancora essere svelato. Già da bambino, Serafini era affascinato dalle immagini della natura e si divertiva a ricopiare figure animali nel suo taccuino. "Copiavo gli animali. Era uscita una rivista che si chiamava Natura viva e io passavo ore a ridisegnare gli animali", ha raccontato. In mostra, oltre questi esperimenti, anche la prima opera compiuta dall’artista, che raffigura la casa di famiglia a Pedaso nelle Marche. Documentato in mostra anche il viaggio lungo 4 mesi in America, tra New York, Chicago, Los Angeles, l'Arizona e la Louisiana in un'epoca (quella all'inizio degli anni Settanta) ricca di cambiamenti e stimoli culturali che hanno segnato il percorso futuro dell'artista.

Il Codex

  Il Codex Seraphinianus è universalmente riconosciuto come il capolavoro di Luigi Serafini: la meticolosa ma delirante enciclopedia di un mondo che non esiste, tanto incomprensibile quanto chiara. La lingua del Codex è composta da simboli grafici dalle curve sinuose, che rifiutano angoli, spigoli e linee rette. Sono parole inesistenti ma allo stesso tempo piene di significato, che descrivono un mondo irreale ma non per questo meno vero. Nel corso degli anni in molti hanno provato a decifrare il codice, ma l'artista conferma: "C'è un movimento…  E' una cosa visiva, una sensazione, viene prima il disegno. Non c'è nessun suono. E' puro segno grafico". Dall'Italia alla Cina passando per Francia, Russia, Spagna, Olanda e Germania… le edizioni di un libro che non si può leggere come è il Codex, sono state numerosissime. Ma il primo a puntare sul progetto visionario è stato Franco Maria Ricci, che ha accettato di pubblicare l'opera nel 1981. Un'opera che ha stregato personaggi del calibro di Italo Calvino, Federico Fellini e Tim Burton e che si apre a un racconto inedito sulla sua genesi. La mostra dedica quindi ampio spazio al Codex attraverso un’immersione, appositamente ideata da Maddalena Casalis in collaborazione con Luigi Serafini stesso. Numerose tavole che lo costituiscono sono accostate a sculture che portano nel mondo tridimensionale le visioni di quelle pagine.

L'era post-Codex

 Nella mostra al Labirinto della Masone trovano ampio spazio anche le opere che Luigi Serafini ha realizzato a partire da subito dopo il Codex fino ai giorni nostri (in senso letterale, visto che si arriva fino al 2024). Quelli esposti sono sculture e dipinti pieni di echi e rimandi che spaziano dalla letteratura alla cultura popolare, dalla mitologia greca e quella cinese. Percorrendo le varie sale incontriamo Bosch e Iacovitti, Dante, Ionesco, Jarry e Apollinaire, Pulcinella in posa accanto a Batman. Visitando la mostra si potrà vivere anche l’esperienza di entrare nella casa romana dell’artista, la Domus Seraphiniana, che proprio in questi mesi è al centro dell’attenzione pubblica perché rischia drammaticamente di scomparire.

Il legame di Luigi Serafini e Franco Maria Ricci

  Luigi Serafini e Franco Maria Ricci si sono conosciuti nel 1977, quando l'artista si è presentato all'ufficio dell'editore con l'obiettivo di convincerlo a pubblicare il Codex. "Il labirinto accomuna i due nella loro espressione. Il mondo di Serafini e il mondo di Ricci sotto tanti aspetti coincidono. Io li ho visti tante volte insieme e mi rendevo conto come parlassero una stessa lingua, che non era la mia ma era quella dei loro pensieri", ha ricordato il direttore del Labirinto della Masone, Edoardo Pepino. Non è dunque un caso se la struttura, nel decimo anno dalla sua apertura, ha voluto ospitare le opere di Luigi Serafini. Un'occasione unica per scoprire un mondo immaginario, ma che non potrebbe essere più reale.

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