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Fino al 29 giugno in esposizione 250 opere, dai vetri alle porcellane per celebrare questo innovativo gusto estetico. Visibili anche alcune ceramiche del Museo di Faenza e il progetto del Padiglione reale in Stazione Centrale
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È un percorso durato circa dieci anni, dal 1920 al 1930, quello dell'Art Déco ma ha rivoluzionato i canoni estetici non solo nell'arte anche nella moda, nel cinema, nell'architettura decretando l'ingresso nella modernità. A Palazzo Reale di Milano lo si può ripercorrere grazie alla mostra "Art Déco. Il trionfo della modernità", in programma dal 27 febbraio e fino al 29 giugno.
Quest'anno si celebra il centenario di uno dei più noti eventi espositivi del Novecento: l'Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes, aperta a Parigi nel 1925. Un evento che codificò non solo un nuovo gusto estetico internazionale, diffusosi rapidamente in Europa nel primo dopoguerra, appunto lo "Stile 1925" o "Art Déco", ma che decretò universalmente il successo delle arti decorative italiane.
Il progetto è promosso dal Comune di Milano e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, e vede come istituzione partner Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della manifattura di Doccia in Toscana. Sono circa 250 le opere in mostra, dai vetri alle porcellane alle maioliche ai centro tavola, dalle opere d'arte come dipinti, sculture, oggetti d'arredo, tessuti fino ad abiti haute couture, accessori e alta oreficeria. In dieci anni di "sogno" tutto europeo di Art Déco si innestano anche creazioni italiane a cui la mostra sceglie di dedicare particolare attenzione. Nelle sale si susseguono ad esempio le invenzioni per la Richard- Ginori di Gio Ponti.
"Questa mostra è una specie di cavalcata veloce e molto affascinante in questi dieci anni, perché gli oggetti sono molto diversi ci sono vetri soffiati, ceramiche, oreficerie, porcellane, quadri, sculture, arredi. È un'esposizione che tenta di raccontare in modo affascinante e semplice un percorso complicato, che durò non più di dieci anni e forse anche meno. Si tratta di un fenomeno molto breve ma che è stato pervasivo nella società", ha spiegato il curatore della mostra Valerio Terraroli.
Nella mostra a Palazzo Reale si può ammirare anche il progetto espositivo di un gioiello milanese di questo stile, cioè il Padiglione reale della Stazione Centrale di Milano. Il Padiglione reale di Milano Centrale è un'appendice architettonica della stazione inaugurata nel 1931, un gioiello nascosto, progettato dall'architetto Ulisse Stacchini come sala d'attesa del re e della sua famiglia. I suoi 1.093 metri quadrati sono distribuiti su due piani: la Sala delle armi al piano terra e la Sala reale, che si affaccia sul binario 21, dove sostava il Treno reale. In mostra c'è un'ampia selezione di fotografie, disegni, documenti e arredi conservati negli Archivi della Fondazione FS, nell'Archivio di Rete Ferroviaria Italiana (Milano) e nel Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano, che raccontano il Padiglione reale come simbolo di progresso, creatività e arti decorative. Completano il percorso espositivo due album originali contenenti le stampe delle lastre sulla costruzione del Treno reale (1929) e della nuova stazione di Milano Centrale (1931), due troni in noce ed ebano originali facenti parte del nucleo del mobilio storico del Padiglione reale di Milano Centrale.
Undici opere del Museo internazionale delle ceramiche di Faenza (Ravenna) saranno visibili nell'ambito della mostra a Palazzo Reale. Il Mic possiede infatti significative testimonianze di Art Déco, cui è stata recentemente dedicata una sezione permanente, e nell'esposizione milanese è in buona compagnia insieme ad altri musei italiani tematici come il Museo Ginori a Sesto Fiorentino, la Wolfsoniana di Genova e la Fondazione Vittoriale degli Italiani di Gardone, sul lago di Garda, che hanno permesso l'arrivo a Palazzo Reale di prestiti fondamentali per la costruzione di una corretta narrazione della mostra, così come lo sono stati i prestiti provenienti dal Musée des Années Trente di Boulougne-Billancourt (Parigi). Le opere prestate dal Mic portano la firma di Angelo Biancini, Francesco Nonni, Anselmo Bucci, Achille Calzi, Galileo Chini, Pietro Melandri e Gio Ponti.