Le donne si preoccupano sempre, oltre quello che dovrebbero e in generale più degli uomini: è un dato oggettivo che oggi trova conferma nella scienza
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L'ansia viene spesso associata alle caratteristiche femminili sebbene le donne ne farebbero volentieri a meno. Sempre sotto pressione, per il lavoro, la famiglia e tutto quello che si deve tenere sotto tenere a mente per monitorare tutti gli aspetti della vita di ogni giorno, il gentil sesso è affetto da preoccupazione e stress decisamente più degli uomini. Il divario tra i due sessi legato al livello di timori e inquietudini quotidiani viene chiamato "Worry Gap". Studiato da diversi ricercatori, questo fenomeno esiste e non è un cliché.
Non è affatto uno stereotipo, perché il worry gap esiste davvero: stress e ansia gravano di più sulle donne perché la società le educa a sopportare carichi maggiori e si aspetta prestazioni sempre più alte. Col rischio di farle "scoppiare": infatti, oltre a questioni squisitamente ormonali e alla morfologia del cervello femminile, la società ci mette del suo contribuendo in maniera significativa a gravare le donne di preoccupazione mettendole sotto pressione.
effettivamente, una caratteristica femminile è proprio quella di essere più preoccupate. Al di là dei luoghi comuni, secondo cui le donne sono agitate o comunque nervose, le donne si preoccupano in misura maggiore per questioni legate alla famiglia e alla gestione della prole, cui si aggiungono anche le dinamiche di lavoro. Provare più ansia e sentirsi sopraffatte dai pensieri è una condizione squisitamente femminile e a dirlo è anche la scienza. Infatti, una ricerca del 2022 condotta da NatCen, il Centro nazionale per la ricerca sociale del Regno Unito, ha evidenziato che le donne sono due volte più inclini alla preoccupazione estrema rispetto agli uomini. Un aspetto confermato anche dalla salute mentale femminile, che è sempre in bilico. Non solo: l'OMS sostiene che le donne sono più soggette a disturbi d'ansia rispetto agli uomini, così come per depressione, disturbi alimentari e stress cronico.
il termine inglese sintetizza il concetto per cui esiste un divario di preoccupazione tra donne e uomini. Il fatto è che le donne devono gestire una quantità di incombenze su svariati fronti (familiare, lavorativo, ecc) al punto che vivono in una sorta di "prevenzione permanente", uno stato mentale per cui non si attende che il problema si manifesti, ma si prova ad anticiparlo e addirittura a prevenirlo, situazione che alla lunga genera ansia. Inoltre, se si stima che circa il 20% della popolazione adulta sia soggetto a disturbi di ansia durante la propria vita, va detto che le donne presentano un rischio che arriva al doppio.
lo stress può contribuire alla comparsa di malattie autoimmuni, in particolare nelle donne. Infatti, un elevato livello di stress può indebolire le difese immunitarie, rendendo l'organismo più vulnerabile alle infezioni, ma purtroppo può perfino indurre il sistema immunitario a reagire contro i propri organi, causando malattie autoimmuni o acuire i sintomi di malattie autoimmuni già presenti. Secondo quanto riportato dalla Fondazione Umberto Veronesi, oggi in Italia a soffrire di queste patologie sono oltre 5 milioni di persone e generalmente 4 pazienti su 5 con malattie autoimmuni sono donne.
nell'aumento del livello di preoccupazione incide certamente la pressione esercitata dalla nostra società, dove le donne sono educate al ruolo dell'accudimento: non solo dei figli, ma anche degli anziani e in generale di tutta la vita familiare e domestica. Ma non basta, perché al giorno d'oggi il genere femminile è sottoposto a ulteriori richieste: oltre all'accudimento, c'è anche l’ambito professionale dove ci sono anche aspettative di carriera. Un ulteriore carico che si va a sommare ai primi due, casa e famiglia. Diventa perciò necessario soddisfare le aspettative in più ambiti, con un evidente maggiore carico di preoccupazione.
Per quanto riguarda l'ambito domestico, sicuramente una più equa suddivisione dei compiti in famiglia e con il partner è da mettere subito in campo. Relativamente alla gestione dei figli, al di là dei retaggi culturali, è importante che entrambi i genitori si sentano coinvolti nelle problematiche legate alla salute, alla scuola e alle altre attività nello stesso modo e con lo stesso livello di partecipazione. Infine, sul lavoro, al di là delle belle parole e degli slogan, una più equa politica di retribuzione e di accesso alle posizioni apicali o di coordinamento, accompagnate da azioni per il welfare che consentano di coniugare al meglio possibile lavoro e famiglia, sarebbero sicuramente un grande e importante passo avanti.