dopo i dubbi posti da alcuni caf e dalla cgil

Rischio acconti Irpef "gonfiati", il governo autorizza calcolo con nuove aliquote

L'intervento sarà realizzato in tempo utile per evitare ai contribuenti aggravi in termini di dichiarazione e di versamento. Ecco cosa vuol dire

25 Mar 2025 - 17:41
irpef © Tgcom24

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Il governo interviene per consentire l'applicazione delle aliquote 2025 per la determinazione dell'acconto Irpef. Lo si legge in una nota del Mef, a seguito dei dubbi posti da alcuni Caf e dalla Cgil. "In considerazione dei dubbi interpretativi posti, e al fine di salvaguardare tutti i contribuenti interessati, il governo interverrà anche in via normativa per consentire l'applicazione delle nuove aliquote del 2025 per la determinazione dell'acconto. L'intervento sarà realizzato in tempo utile per evitare ai contribuenti aggravi in termini di dichiarazione e di versamento" precisa la nota.

L'incongruenza sull'Irpef segnalata dai Caf

 Il Mef ha riferito che sono pervenute segnalazioni da parte di alcuni Caf "in merito a un maggior carico fiscale per i lavoratori dipendenti, obbligati a versare l'acconto Irpef per l'anno 2025 anche in mancanza di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d'acconto". Secondo i Centri di assistenza fiscale, si tratta di un'incongruenza legata a un decreto legislativo del 2023. La norma prevede la riduzione dal 25% al 23% dell'aliquota Irpef per i redditi da 15mila a 28mila euro e l'innalzamento della detrazione di lavoro dipendente da 1.880 euro a 1.955 euro, e stabilisce che il maggiore carico fiscale non si applica per la determinazione degli acconti dovuti per gli anni 2024 e 2025. Anni per i quali, appunto, "si deve considerare la disciplina in vigore per l'anno 2023". Le aliquote, gli scaglioni e le detrazioni Irpef sono stati in una prima fase modificati in via temporanea, per un solo periodo d'imposta (2024), e successivamente stabilizzate a regime dal 2025.

I casi in cui si deve l'acconto Irpef per il 2025 sul 2024

 I Caf hanno inoltre evidenziato che "con la disposizione in questione si intendeva sterilizzare gli effetti delle modifiche alla disciplina Irpef soltanto in relazione agli acconti dovuti dai soggetti la cui dichiarazione dei redditi evidenziava una differenza a debito di Irpef, in quanto percettori di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d'acconto". L'intenzione del legislatore non era, dunque, volta a intervenire nei confronti di soggetti, come la maggioranza dei lavoratori dipendenti e pensionati, che, in mancanza di altri redditi, non sono tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Pertanto, la disposizione va interpretata nel senso che l'acconto per l'anno 2025 è dovuto, con applicazione delle aliquote 2023, solo nei casi in cui superi i 51,65 euro la differenza tra l'imposta relativa all'anno 2024 e le detrazioni, crediti d'imposta e ritenute d'acconto. Il tutto, però, calcolato secondo la normativa applicabile al periodo d'imposta 2024.

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