LA SPIEGAZIONE

Dazi Usa, ecco come sono stati calcolati e perché la formula usata da Trump è "sbagliata"

La base di calcolo è stata pubblicata e spiegata nel dettaglio in una nota dell'Ufficio della presidenza americana. Peccato però che si basi su un concetto di "reciprocità" errato ed esponga l'economia americana a rischi ben più gravi

di Maurizio Perriello
04 Apr 2025 - 13:15

Io faccio a te quello che tu fai a me. È questo il senso dell'aggettivo "reciproci" relativo ai dazi voluti da Donald Trump sulle merci provenienti da mezzo mondo, inclusi gli Stati Ue. Peccato però che il presidente americano non si sia "vendicato" soltanto di quei Paesi che effettivamente applicano tariffe doganali a prodotti americani, ma abbia messo nel calderone anche altre misure come barriere non tariffarie, ad esempio l'imposta sul valore aggiunto. Non importa: l'intento di Trump e degli americani profondi, lo abbiamo visto, è quello di "far pagare" a decine di nazioni 80 anni di protezione americana. Ma come sono stati calcolati di preciso i dazi trumpiani? La sfilza di nomi di Paesi e di percentuali mostrata sull'ormai celeberrimo cartellone è il risultato di una formula sostanzialmente "sbagliata" dal punto di vista economico-matematico, come sottolineato da numerosi esperti. Del resto, era stato già dimostrato come i dazi reciproci fossero basati su dati errati.

Un calcolo "universale", senza tenere conto della specificità dei Paesi

 La base di calcolo delle imposte doganali era stata inizialmente suggerita dal giornalista James Surowiecki in un post su X, e supportato dagli analisti di Wall Street. L'amministrazione Trump ha poi confermato che era questo il calcolo utilizzato. Adeguare le tariffe doganali dei vari Paesi "dollaro per dollaro" è un compito molto complesso, che implica l'analisi approfondita delle tariffe doganali di ciascuno Stato e l'adeguamento di una serie complessa di prodotti, ognuno dei quali prevede imposte diverse per ogni variante. Il governo Usa ha invece scelto di utilizzare un calcolo "universale" e semplificato.

Qual è la formula di Trump per calcolare i dazi

 Iniziamo col presentare la formula esattamente come essa viene spiegata sul documento ufficiale pubblicato dalla Casa Bianca: il deficit commerciale verso un Paese diviso le sue esportazioni verso gli Stati Uniti moltiplicato per 1/2. E ora spieghiamo. La variabile fondamentale della formula trumpiana è il deficit commerciale maturato nel 2024 degli Stati Uniti verso il Paese "X" al quale è stato applicata la tariffa doganale. Nel caso dell'Ue, destinataria di dazi al 20%, il dato del deficit l'anno scorso era di 235,6 miliardi di dollari, come certificato dall'Us Census Bureau. Il calcolo prevede che questo numero vada diviso per il totale delle importazioni che gli Usa ricevono dagli Stati Ue, pari a 605,8 miliardi di dollari. Il risultato della divisione è 0,39, cioè il 39%. A questa percentuale viene quindi applicato il famoso "sconto" citato più volte da Trump, cioè viene divisa ulteriormente per due. Il numero che si ottiene è 19,5%, arrotondato per eccesso al 20% finale che corrisponde ai dazi nei confronti dell'Unione europea. Inclusa l'Italia, naturalmente.

L'esempio della Cina e dei Paesi con grandi surplus commerciali

 Ad esempio, il deficit commerciale degli Usa con la Cina nel 2024 era di 295,4 miliardi di dollari. E gli americani hanno importato beni cinesi per un valore di 439,9 miliardi di dollari. Ciò significa che il surplus commerciale di Pechino nei confronti di Washington era pari al 67% del valore delle sue esportazioni, un valore che l'amministrazione Trump ha fatto rientrare (erroneamente) nell'elenco dei "dazi applicati agli Stati Uniti". Ma le cose non stanno così. "Sebbene queste nuove misure tariffarie siano state inquadrate come 'dazi reciproci', si scopre che in realtà si tratta di una politica mirata al surplus commerciale di grandi Paesi rivali", ha osservato Mike O'Rourke, responsabile della strategia di marketing presso Jones Trading, in una nota agli investitori. L'amministrazione Trump sta dunque "prendendo di mira specificamente le nazioni con grandi surplus commerciali con gli Stati Uniti rispetto alle loro esportazioni verso gli Usa".

Perché i dazi non ridurranno il deficit degli Usa

 Oltre ai dati falsati, il grande errore pratico dell'amministrazione Trump riguarda l'illusione che i dazi possano ridurre in maniera stabile il deficit commerciale degli Stati Uniti. Il nuovo protezionismo inaugurato dal presidente americano porterà con ogni probabilità a un aumento dell'inflazione e dei tassi di interesse. E se da un lato consentirà la ripartenza momentanea di alcuni settori industriali e produttivi, dall'altro provocherà un'inevitabile riduzione delle esportazioni statunitensi. È questo il più rischioso effetto boomerang dei dazi per l'economia a stelle e strisce. Come evidenziato da The Economist, le conseguenze "saranno pesanti per i consumatori e le imprese statunitensi, che pagheranno di più e avranno meno scelta". Mentre la concorrenza estera, necessaria per migliorare e tenere aggiornata l'efficienza industriale, "sarà eliminata".

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