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Dazi, tutti gli errori di Trump: dalla confusione tra Iva e tariffe doganali all'illusione della reciprocità

Il presidente americano ha annunciato tariffe "reciproche" basate su dati errati. Il caso dell'Ue, accusata di protezionismo con aliquote al 39% ma che invece sono dell'1%

03 Apr 2025 - 15:32
 © Ansa

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Donald Trump ha annunciato l'imposizione di dazi "reciproci" nei confronti di moltissimi paesi del mondo, presentando una tabella con percentuali che entreranno in vigore tra il 5 e il 9 aprile. Ma l'analisi dei dati rivela errori sostanziali nei calcoli e nelle premesse che hanno portato a queste decisioni.

Il caos sulla tempistica

 Durante il suo discorso nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, Trump ha dichiarato che i dazi sarebbero entrati in vigore alla mezzanotte successiva all'annuncio. Poche ore dopo, però, la Casa Bianca ha dovuto correggere questa affermazione, precisando che le tariffe saranno applicate secondo un calendario scaglionato: sabato 5 aprile entreranno in vigore i dazi del 10%, mentre mercoledì 9 aprile quelli superiori al 10% imposti su Paesi come Cina e Unione europea. 

Iva confusa con dazi

 Il più grave errore di Trump riguarda però, l'Iva europea, erroneamente considerata dal presidente americano come un dazio. Nei giorni precedenti l'annuncio, Trump ha usato ripetutamente questo argomento per giustificare la sua "guerra commerciale", sostenendo che "l'Iva è un dazio" e contribuisce al disavanzo commerciale degli Stati Uniti con l'Unione Europea (236 miliardi di dollari nel 2024). Questa interpretazione è fondamentalmente sbagliata. Un dazio è un'imposta diretta esclusivamente sui beni importati, con l'obiettivo di renderli più costosi rispetto ai prodotti nazionali. L'Iva, invece, è un'imposta che grava in egual misura su tutti i beni consumati all'interno di un Paese, indipendentemente dalla loro provenienza.

Dati Ue falsati

 Quando Trump afferma che l'Unione Europea impone dazi del 39% sulle merci americane, confonde le carte in tavola. Non esiste un dato unico e assoluto sui dazi medi tra Ue e Stati Uniti dal momento che questo tipo di calcolo varia a seconda dei criteri usati. Tuttavia, come spiega la Commissione Ue, se si considera l'effettivo scambio di merci tra Ue e Usa, in pratica l'aliquota tariffaria media su entrambe le parti è di circa l'1%. L'errore di Trump nasce dalla somma impropria tra le tariffe doganali effettive e l'aliquota media dell'Iva europea (circa 22%), considerata erroneamente dal presidente come un dazio, più altre tasse e balzelli generici che non discriminano tra prodotti europei e americani. Questo calcolo distorto porta a tariffe sproporzionate contro l'Europa, con l'applicazione di dazi del 20% che non rispettano neppure il criterio della "metà" annunciato dallo stesso Trump.

Falsa reciprocità

 Il criterio adottato dall'amministrazione Trump è apparentemente semplice: applicare dazi pari alla metà di quelli che gli Stati Uniti sostengono di subire da parte dei vari Paesi. Così la Cina, accusata di imporre tariffe del 67%, verrà colpita da dazi del 34%. Ma questa "reciprocità" è illusoria, poiché si basa su dati di partenza errati. Inoltre, in alcuni casi come quello dell'Ue, anche la matematica viene distorta: il 20% è più della metà del 39% (dato già errato) attribuito all'Europa.

Il caso Vietnam

 Tra i Paesi più colpiti dalle nuove tariffe spicca il Vietnam che subirà dazi del 46%. Il Paese asiatico ha un surplus commerciale di 123,5 miliardi di dollari con gli Stati Uniti, ma è diventato negli anni un centro di produzione fondamentale per molti marchi occidentali come Nike e Adidas. L'errore di Trump sta nel non considerare che queste tariffe colpiranno direttamente aziende americane che hanno spostato la produzione in Vietnam proprio per ridurre l'esposizione alla Cina. Nike per esempio, produce in Vietnam il 50% delle sue calzature e il 28% dei suoi capi d'abbigliamento. L'aumento delle tariffe potrebbe costringere questi marchi ad aumentare i prezzi che alla fine saranno pagati dai consumatori americani.

Dazi Usa, come vengono colpiti i diversi Paesi

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Il boomerang americano

 L'ultimo grave errore nella logica dei dazi di Trump riguarda la convinzione che queste misure porteranno a "un'età dell'oro per l'America" con il ritorno di posti di lavoro negli Stati Uniti. L'esperienza passata con altre guerre commerciali, tuttavia, dimostra che i consumatori americani sono i primi a pagarne le conseguenze. Come nel caso delle lavatrici nel 2018, quando i primi dazi di Trump portarono a un aumento dei prezzi per i consumatori americani, anche questa volta il costo delle tariffe doganali si trasferirà inevitabilmente sui prezzi finali dei prodotti, dalle scarpe sportive agli elettrodomestici, colpendo proprio quei cittadini che Trump dichiara di voler proteggere.

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