Sono sospettati dell'omicidio del piccolo, scomparso nel 2023 in un villaggio delle Alpi e trovato morto alcuni mesi dopo
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Gli interrogatori dei due nonni materni del piccolo Emile Soleil, scomparso nel 2023 in un villaggio delle Alpi nell'Alta Provenza e trovato morto alcuni mesi dopo, continuano, insieme a quelli di due loro figli, zii del bambino. Per tutti, lo stato di fermo - un vero shock per l'opinione pubblica francese già molto scossa dalla fine del piccolo di 2 anni e mezzo - è stato prolungato di 24 ore.
Nel mirino degli interrogatori, il nonno di Emile, Philippe Vedovini, 59 anni, che - stando alla sua avvocata, Isabelle Colombani - ha avuto un atteggiamento di "totale cooperazione" con gli inquirenti. Gli interrogatori si sono conclusi ieri sera a mezzanotte e oggi, 26 marzo, è prevista un'altra maratona, probabilmente con il confronto fra il nonno e gli altri familiari, che ieri è stato rinviato.
Martedì è stata perquisita anche la casa dei nonni, Philippe e Anne Vedovini, gli ultimi ad aver visto il bambino in vita. La casa si trova nel villaggio della Bouilladisse, ed è considerata il feudo della famiglia, tradizionalista cattolica, con 10 figli. Gli inquirenti sembrano particolarmente attenti al carattere del nonno, considerato un capofamiglia vecchio stampo, patriarcale, e dal carattere duro.
Negli interrogatori è rimerso anche dal passato di Vedovini il suo coinvolgimento negli anni Novanta in una vicenda controversa, il cosiddetto "caso Riaumont". Vedovini aveva allora 25 anni, era capo scout di un gruppo cattolico, e alcuni ragazzi lo avevano accusato di violenze sui più piccoli. All'epoca, interrogato con altri responsabili del gruppo e sacerdoti, aveva ammesso di aver "dato qualche sculacciata" ma soltanto "di tanto in tanto". "Calci nel sedere quelli sì, ne ho dati - ammise Vedovini - e anche qualche schiaffo. Pugni? Solo qualche volta, ma sulle spalle".