L'atto del cittadino sudanese Lam Magok Biel Ruei entra nel fascicolo già aperto dopo l'esposto dell'avvocato Li Gotti
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La Procura di Roma ha inviato al Tribunale dei ministri la denuncia presentata lo scorso 3 febbraio da Lam Magok Biel Ruei, una delle vittime e testimone diretto delle torture perpetrate dal comandante della polizia giudiziaria libica Osama Almasri. Nell'atto si accusano di favoreggiamento la premier Giorgia Meloni, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
La denuncia del cittadino sudanese Lam Magok Biel Ruei entra così a pieno titolo nel fascicolo già all'attenzione al Tribunale dei ministri dopo l'esposto presentato dall’avvocato Luigi Li Gotti, in cui erano ipotizzati altri due reati, peculato e omissione di atti d'ufficio, anche a carico del sottosegretario Alfredo Mantovano. Ora i vertici del governo sono accusati di "avere sottratto alla giustizia" Almasri, non avendo convalidato l'arresto dopo la richiesta della Corte penale internazionale, avanzata per "crimini contro l'umanità". Con questa decisione i giudici hanno di fatto chiesto tutti i documenti relativi alla vicenda del generale libico in possesso del governo: dal fermo avvenuto il 19 gennaio a Torino, fino all'espulsione dal territorio italiano del 21 gennaio a bordo di un volo di Stato, che lo ha riportato a Tripoli.
Almasri si trovava in Europa già da 12 giorni, ma l'ok al fermo per l'accusa di crimini contro l'umanità è diventato esecutivo solo il 18 gennaio, quando il generale libico si trovava sul territorio italiano. Negli atti dell'indagine della Procura sono entrati anche i documenti prodotti nelle 48 ore successive: l'ordinanza della Corte d'Appello di Roma con cui il 21 gennaio è stata disposta la scarcerazione per vizi procedurali e in particolare per le "mancate interlocuzioni" intercorse con il ministero della Giustizia, titolare dei rapporti con la Corte penale internazionale.
Il cittadino sudanese compare come teste nel procedimento avviato dai giudici della Corte penale internazionale dell'Aja a carico di Almasri e accusa il governo italiano di avere "vanificato la possibilità di ottenere giustizia sia per tutte le persone, come me, sopravvissute alle sue violenze, sia per coloro che ha ucciso sia per coloro che continueranno a subire torture e abusi per sua mano o sotto il suo comando".
Alle sue parole si aggiungono quelle del suo legale, l'avvocato Francesco Romeo, che sottolinea la "inerzia di Nordio, che avrebbe potuto e dovuto chiedere la custodia cautelare del criminale ricercato dalla Corte penale internazionale. Assieme al decreto di espulsione firmato dal ministro dell'Interno, con l'immediata predisposizione del volo di Stato per ricondurre il ricercato in Libia, hanno consentito ad Almasri di sottrarsi all'arresto e di ritornare impunemente nel suo Paese di origine, impedendo così la celebrazione del processo a suo carico". Ora la parola passa al Tribunale dei ministri.