LA RUBRICA DI TGCOM24

Il medico consiglia… prevenzione e nuove terapie per ridurre il rischio cardiovascolare

A Tgcom24 la consulenza del professor Alberto Margonato, responsabile dell’Unità di Cardiologia Clinica all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Cardiologia all’Università Vita-Salute San Raffaele

01 Apr 2025 - 11:50
 © Ufficio stampa

© Ufficio stampa

Le malattie cardiovascolari, ovvero le patologie che colpiscono il sistema cardiocircolatorio formato dal cuore e dai vasi sanguigni, sono la prima causa di morte al mondo e in Italia. Abbiamo chiesto al professor Alberto Margonato, responsabile dell’Unità di Cardiologia Clinica all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Cardiologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, se è possibile fare prevenzione e quali sono le nuove terapie per ridurre il rischio cardiovascolare.

"Tra le malattie cardiovascolari più conosciute ci sono sicuramente l’infarto del miocardio, detto anche “attacco di cuore”, causato dall’ostruzione delle arterie coronarie che portano il sangue al cuore; l’ictus, che avviene quando un’arteria che porta sangue al cervello si ostruisce o si rompe, e l’ipertensione arteriosa, ossia quella condizione per cui la pressione del sangue è costantemente alta fino ad arrivare a danneggiare il cuore e i vasi sanguigni. Ma in realtà, con il termine “malattie cardiovascolari”, si intende un insieme più ampio di patologie che colpiscono l’apparato cardiocircolatorio, come, per esempio, le aritmie, gli scompensi cardiaci, le cardiopatie congenite e le malattie delle arterie periferiche", spiega il professor Margonato.

In Italia, secondo i dati ISTAT del 2022, queste patologie hanno rappresentato il 30,8% di tutti i decessi, con una differenza tra i sessi: il 28,1% negli uomini e il 33,4% nelle donne. Un altro dato preoccupante, riportato dall’Istituto superiore di sanità, riguarda i fattori di rischio legati a questo tipo di disturbi: il 41% degli italiani, tra i 18 e i 69 anni presenta almeno tre fattori di rischio cardiovascolare, mentre solo il 2% risulta completamente libero da tali rischi.

"I dati fanno emergere un quadro preoccupante che, purtroppo, non riguarda solo l’Italia. I fattori di rischio per questo tipo di patologie sono diversi, alcuni di questi sono “modificabili”, ossia sono condizioni o comportamenti che aumentano la probabilità di sviluppare una malattia, ma che possono essere cambiati o controllati attraverso scelte personali, interventi sullo stile di vita o trattamenti medici; esistono, inoltre, anche fattori di rischio “non-modificabili”, ovvero caratteristiche intrinseche dell'individuo che aumentano la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari, e che non possono essere alterate attraverso interventi sullo stile di vita o trattamenti medici", continua il professore.  "Tra i fattori di rischio non modificabili ci sono l’età che avanza e che compromette la qualità del sistema cardiocircolatorio, il sesso, in quanto gli uomini presentano un rischio maggiore rispetto alle donne - anche se il rischio nelle donne aumenta rapidamente dopo la menopausa -, e la familiarità, quindi la presenza di parenti stretti con storia di problematiche cardiache aumenta il rischio individuale. Quello su cui dobbiamo, e possiamo, intervenire sono invece i fattori di rischio modificabili, attraverso uno stile di vita sano e consapevole, una dieta equilibrata, praticando regolarmente attività fisica, smettendo di fumare e monitorando periodicamente la pressione arteriosa e i livelli di colesterolo".

In Italia, l'Istituto superiore di sanità (Iss), attraverso il Progetto Cuore, ha riconosciuto l'importanza dei fattori di rischio modificabili nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Il progetto sottolinea come l'eziologia di queste patologie sia multifattoriale, con fattori di rischio come pressione arteriosa elevata, abitudine al fumo, diabete e colesterolemia che contribuiscono simultaneamente al loro sviluppo. È stato dimostrato che intervenire su questi fattori può ridurre significativamente il rischio, rendendo le malattie cardiovascolari prevenibili.

"Una dieta equilibrata è essenziale per la salute cardiovascolare. Si raccomanda di consumare abbondanti quantità di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce ricco di omega-3 e noci e di limitare l'assunzione di grassi saturi e trans, zuccheri aggiunti e sale. L'attività fisica regolare, inoltre, contribuisce a mantenere un peso corporeo sano, riduce la pressione arteriosa, migliora il profilo lipidico e la sensibilità all'insulina. Si raccomandano almeno 150 minuti settimanali di attività aerobica moderata, come camminata veloce o ciclismo, combinati con esercizi di resistenza muscolare. Ma attenzione soprattutto allo stress. Lo stress cronico può infatti contribuire all'aumento della pressione arteriosa e promuovere comportamenti non salutari, come il fumo o l'eccesso alimentare. Tecniche di gestione dello stress, come la meditazione, la respirazione profonda, lo yoga e attività ricreative, possono aiutare a ridurre l'impatto dello stress sulla salute cardiovascolare", continua il professor Margonato. 

Negli ultimi anni, sono state sviluppate e implementate diverse strategie e terapie innovative per ridurre il rischio cardiovascolare: dall'avvento delle statine negli anni '80, una classe di farmaci utilizzati per ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, ai nuovi farmaci, come gli inibitori di PCSK9 e gli SiRNA, che hanno dimostrato di ridurre efficacemente i livelli di colesterolo LDL e il rischio di eventi cardiovascolari.

"Ad oggi sono state sviluppate diverse terapie farmacologiche in grado di ridurre i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Tra queste le più innovative avrete sicuramente già sentito parlare del Semaglutide, una molecola originariamente sviluppata per il trattamento del diabete di tipo 2 che ha mostrato benefici cardiovascolari aggiuntivi, riducendo il rischio di infarto e ictus in pazienti con elevato rischio; ma anche l’Acido Bempedoico, che utilizzato in combinazione con statine o come monoterapia è in grado di ridurre i livelli di colesterolo LDL; oppure un farmaco che si somministra due volte l’anno, l’Inclisiran, capace di ridurre la produzione della proteina PCSK9, portando a una diminuzione del colesterolo. È importante però sottolineare che l'uso di farmaci come Semaglutide, Acido Bempedoico e Inclisiran deve essere sempre effettuato sotto prescrizione medica e sotto stretto monitoraggio da parte di personale sanitario qualificato, per garantire un trattamento sicuro ed efficace. Al San Raffaele, un team multidisciplinare composto da cardiologi, cardiochirurghi, aritmologi, infermieri specializzati, fisioterapisti, psicologi e nutrizionisti si occupa di queste valutazioni. Questo approccio integrato è fondamentale per gestire le patologie cardiovascolari sotto tutti i punti di vista, garantendo al paziente una presa in carico a 360 gradi", specifica il professor Margonato. 

Commenti (0)

Disclaimer
Inizia la discussione
0/300 caratteri