La Cpi è stata istituita nel 1998, è operativa dal 2002. Ha sede all'Aja, non è un organo Onu e non tutti i Paesi ne riconoscono la giurisdizione
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La Corte penale internazionale è un tribunale per crimini internazionali che ha sede a L'Aia, nei Paesi Bassi. È stata istituita nel 1998 con il cosiddetto Statuto di Roma e non è un organo delle Nazioni Unite. Non va confusa con la Corte internazionale di giustizia, che è invece un organo dell'Onu, ha sede anch'essa all'Aia e si occupa di crimini commessi dagli Stati. La Cpi, invece, si occupa di crimini commessi dagli individui. Ecco allora com'è nata, a cosa serve e come funziona la Cpi.
La competenza della Corte penale internazionale è limitata ai reati più gravi che riguardano la comunità internazionale: genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. A questi tre, è stato aggiunto di recente anche il crimine di aggressione. La Corte ha competenza complementare a quella dei singoli Stati che vi aderiscono. Perciò può intervenire se e solo se gli Stati non possono (o non vogliono) agire con tribunali propri per punire crimini internazionali. Inoltre, la Corte non può procedere nei confronti di cittadini di Stati non aderenti allo Statuto o di situazioni verificatesi sul territorio di tali Stati, se non con il loro consenso espresso ad hoc. Il consenso dello Stato non è però necessario quando il caso è sottoposto alla Cpi direttamente dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. L'esigenza di una Corte penale internazionale nasce al termine della Seconda guerra mondiale: il primo seme furono i tribunali militari istituiti per celebrare il Processo di Norimberga e il Processo di Tokyo. Il tribunale di Norimberga, in particolare, nel corso degli anni pronunciò diverse sentenze che ampliarono nei fatti la sua giurisdizione al di là dell'ambito originale per cui era stato costituito (crimini di guerra), inserendovi anche i crimini contro l'umanità e contro la pace.
L'Assemblea generale dell'Onu varò il progetto di formulare un codice sui crimini e uno statuto per la Corte penale internazionale. Un progetto che ricevette grande impulso negli anni 90 del Novecento, in seguito all'istituzione di altri tribunali militari specifici per i crimini commessi durante le guerre nell'ex Jugoslavia e in Ruanda. Nel 1996, conclusi i lavori della commissione, l'Assemblea delle Nazioni unite convoca a Roma una conferenza diplomatica, con 160 Stati partecipanti, per l'istituzione di una Corte penale internazionale: lo statuto fu approvato nel 1998 con 120 voti favorevoli, 7 contrari, 21 astenuti. Lo stesso statuto prevedeva che la Corte sarebbe entrata in funzione solo quando 60 Stati avrebbero ratificato lo statuto stesso, obiettivo raggiunto nel 2002.
Gli organi della Corte penale internazionale sono quattro. Il primo è la Presidenza, che è composta da un presidente e due vicepresidenti eletti a maggioranza assoluta dai giudici riuniti in consiglio. I 18 giudici vengono nominati dall'Assemblea degli Stati membri della Corte. Presidente e vicepresidenti durano in carica per tre anni, rinnovabili una sola volta. La Presidenza è responsabile del corretto svolgimento delle attività giudiziarie e della Corte. I primi cinque Presidenti della Cpi sono stati il canadese Philippe Kirsch, il sud-coreano Sang-Hyun Song, l'argentina Silvia Alejandra Fernández De Gurmendi, il nigeriano Chile Eboe-Osuji e il polacco Piotr Hofmański. Il secondo organo della Cpi sono le Divisioni (o Camere), composte dai 18 giudici. La Divisione preliminare analizza le richieste a procedere da parte dell'Ufficio del procuratore e autorizza o meno le indagini della Corte, decidendo poi sull'ammissibilità del caso; la Divisione giudicante si occupa del dibattimento vero e proprio e del processo di primo grado; la Divisione d'appello che decide sui ricorsi ed emette sentenze definitive. Il terzo organo della Cpi è l'Ufficio del procuratore che si occupa delle indagini sui casi che vengono sottoposti dai singoli Stati, dal Consiglio di sicurezza Onu, ma anche da semplici cittadini. Può anche avviare indagini di propria iniziativa, ma deve chiedere autorizzazione alla Divisione preliminare. L'ufficio del procuratore sostiene l'accusa durante il processo. Il procuratore capo viene eletto a maggioranza assoluta con voto segreto dagli Stati membri. Il primo procuratore capo è stato l'argentino Luis Moreno-Ocampo, eletto nel 2003 per un termine di nove anni non rinnovabili. A lui è succeduta la gambiana Fatou Bensouda, dal 2012. Attualmente il procuratore capo è il britannico Karim Asad Ahmad Khan, eletto nel giugno 2021. Il quarto organo della Cpi è la Cancelleria: il cancelliere è responsabile amministrativo della Corte e al suo interno è compresa un'unità di protezione per le vittime e i testimoni. Inoltre, organizza le udienze e assiste i difensori. E deve vigilare sul diritto degli imputati a una giusta difesa, con la presunzione di innocenza fino a prova contraria (che spetta all'accusa). Il cancelliere viene eletto dai 18 giudici della Corte riuniti in consiglio. Il primo cancelliere della Corte è stato il giurista francese Bruno Cathala. A lui sono succeduti l'olandese Herman von Hebel e il britannico Peter Lewis.
I Paesi che aderiscono allo Statuto di Roma sono attualmente 125. Altri 32 Paesi hanno firmato, ma non hanno poi ratificato il trattato. Fra questi figurano Israele, Russia, Stati Uniti e Sudan. Tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, hanno aderito alla Corte penale internazionale Francia e Regno Unito, mentre non hanno aderito Usa, Cina e Russia. Nemmeno l'Ucraina riconosce la Corte penale internazionale.
Dal suo insediamento ufficiale nel 2003, la Corte ha avviato diversi procedimenti contro violazioni dei diritti umani. Nella maggior parte dei casi, le segnalazioni da cui tali processi hanno avuto origine sono pervenute dagli stessi Stati membri competenti a perseguire i crimini (Uganda, Repubblica democratica del Congo, Repubblica centro africana); in due casi, si è avuto invece un rinvio da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite relativamente a crimini commessi nel territorio di Stati non aderenti allo Statuto (crimini commessi in Darfur, territorio del Sudan, e in Libia); in un caso (crimini in Kenya), il procedimento è stato avviato su iniziativa del Procuratore della Corte, in base a notizie fornite da organizzazioni non governative e altre fonti non statali.
Nel corso della propria attività, la Corte penale internazionale segue questo decalogo. 1) La Cpi non persegue i minori di 18 anni al momento della commissione di un reato. 2) Prima che il Procuratore possa avviare le indagini, deve condurre un esame preliminare prendendo in considerazione questioni quali prove sufficienti, giurisdizione, gravità, complementarietà e interessi della giustizia. 3) Durante le indagini, il Procuratore deve raccogliere e divulgare sia le prove incriminanti che quelle scagionanti. 4) L'imputato è considerato innocente fino a prova contraria. L'onere della prova spetta al Procuratore. 5) Durante tutte le fasi del procedimento (fase preliminare, dibattimento e appello), l'imputato ha diritto a ricevere informazioni in una lingua che comprende pienamente, pertanto i procedimenti della Cpi si svolgono in più lingue, con team di interpreti e traduttori al lavoro. 6) I giudici istruttori emettono mandati di arresto e si assicurano che ci siano prove sufficienti prima che un caso possa andare a processo. 7) Prima che un caso venga rinviato a giudizio, l'imputato viene definito sospettato. Una volta che il caso viene rinviato a giudizio, poiché a quel punto le accuse sono state confermate, l'imputato viene definito accusato. 8) I giudici di primo grado ascoltano le prove fornite dal pubblico ministero, dalla difesa e dagli avvocati delle vittime, emettono un verdetto e, se una persona viene dichiarata colpevole, la sentenza e la decisione sul risarcimento. 9) I giudici d'appello emettono decisioni sui ricorsi presentati dal Procuratore o dalla Difesa. 10) Se un caso viene chiuso senza un verdetto di colpevolezza, può essere riaperto se il pubblico ministero presenta nuove prove.