BOCCIATI IN...COMPORTAMENTO

Perdere l'anno per cattiva condotta? Meno probabile che azzeccare un ambo

Le nuove norme, più stringenti, sulla condotta scolastica stanno facendo discutere. Per gli studenti di quinto superiore, inoltre, potrebbero precludere l’accesso all’esame di Maturità. Tuttavia, l’impatto della misura potrebbe essere notevolmente ridotto rispetto alle aspettative

03 Apr 2025 - 15:13
 © ansa

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La nuova riforma del voto in condotta, in vigore già da quest’anno scolastico, ribadisce la  tolleranza zero verso gli studenti indisciplinati: chi non raggiunge il 6 in “comportamento” è automaticamente bocciato alle superiori - come del resto avveniva già in passato - ma anche alle medie, dove invece rappresenta un ritorno dopo qualche anno di assenza. E, per quanti si apprestano a concludere un ciclo, un’insufficienza significa non poter partecipare agli esami di Maturità o di terza media.

Bocciati per la condotta? Una rarità

Ma, a ben guardare, si tratta di una stretta che spaventa più sulla carta che nella realtà. I numeri parlano chiaro: secondo gli ultimi dati disponibili, alle superiori gli studenti bocciati esclusivamente per una valutazione in condotta sotto il “sei” rappresentano appena lo 0,1% del totale, con un picco - se così vogliamo definirlo - dello 0,4% nei soli istituti professionali.

Tradotto in termini probabilistici, siamo nell’ordine di una proporzione di 1 su 400. Più facile entrare in ricevitoria, giocare due numeri al lotto e azzeccare un ambo. Ben più probabile è, invece, fermarsi al sei in condotta - fatto che obbliga a presentare un elaborato di Cittadinanza e Costituzione all’orale di Maturità - oppure non superare l’8 in condotta, con un conseguente “taglio” dei crediti con cui si accede all’esame: qui siamo nell’ordine di 2 studenti su 5.

I rischio per il punteggio di Maturità sono più concreti

Quest’ultima condizione determina, infatti, la perdita automatica e certa di un punto di credito scolastico ogni volta che si verifica nell’ultimo triennio delle superiori, quello in cui si accumulano i punti in base alla media voti finale di ciascuna annualità, che vanno successivamente a determinare una parte del punteggio d’esame.

A delineare questo scenario è un’analisi del portale specializzato Skuola.net, che ha esaminato i dati ministeriali relativi agli esiti degli scrutini nelle scuole secondarie di secondo grado per l’anno scolastico 2022-2023 (i più recenti a disposizione).

L'indirizzo scolastico fa parecchia differenza

A livello complessivo, i numeri mostrano una netta predominanza di voti medio-alti nel comportamento. La maggior parte degli studenti riceve un 9 (38,1%) o un 10 (19,3%), mentre tutti gli altri si fermano prima: il 30,8% all’8, il 9,3% al 7, il 2,4% al 6. Ma con diverse sfumature a seconda dell’indirizzo scolastico.

Nei licei, in particolare, gli studenti sembrano rigare dritto: nell’anno preso come riferimento, il 44% ha ricevuto un 9 e il 24,4% addirittura un 10, con le insufficienze praticamente inesistenti in tutti gli anni di corso. Mentre i 6 sono stati appena lo 0,6%. Qui, inoltre, è interessante notare come la percentuale di voti massimi aumenti progressivamente dal primo (20,8%) al quarto anno (29,1%), suggerendo forse una maggiore maturità degli studenti con il passare del tempo. O una mano più benevola degli insegnanti, proprio in ottica esame finale.

Una dinamica simile si osserva nei tecnici (dal 11,3% al 17,6%) e nei professionali (dal 9,5% al 13,2%), con lievi differenze, rispetto ai percorsi liceali, riguardo ai voti in condotta al di sotto della sufficienza. Nei tecnici la percentuale di bocciati si è attesta infatti allo 0,1%, con il fenomeno che si concentra esclusivamente nel primo (0,2%) e terzo anno (0,1%). In queste scuole, similmente ai 10, anche i 9 progrediscono nel corso degli anni, passando dal 30,5% del primo anno al 35,3% del quarto anno. Al contrario, per le fasce inferiori, si evidenzia un andamento decrescente: nel range dell’8, per esempio, si va dal 37,5% del primo anno al 34,6% del quarto. I sei “pieni”? Il 3,4%, non pochi.

Solo negli istituti professionali si nota una maggiore variabilità nei giudizi sulla condotta. Sebbene anche qui la percentuale degli 8 rimanga discreta (36,0%), si registra la più alta percentuale di insufficienze tra tutti gli indirizzi di studio: sono lo 0,4% del totale. E dei “sei” tondi, addirittura il 6,9%. Non solo, prendendo in esame i tre percorsi scolastici, emerge come la percentuale di voti massimi (ossia 10) nei professionali sia la più bassa in assoluto (11%). Anche qui, però, l’anno di corso incide sulle prospettive future.

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