L'INTERVISTA

Eugenio in Via Di Gioia: "Nella musica contano anche le piccole cose"

La band torinese ha pubblicato il nuovo album "L'amore è tutto", Tgcom24 li ha incontrati

di Massimo Longoni
25 Mar 2025 - 10:18
 © Simone Biavati

© Simone Biavati

Per gli Eugenio in Via Di Gioia "L'amore è tutto". Al punto che questo è il titolo del nuovo album del gruppo torinese, appena pubblicato su etichetta Woodworm/Carosello Records. Un lavoro che nell'arco di 10 canzoni racconta un viaggio emozionale il cui obiettivo è dimostrare come l'amore sia il filo che lega ogni esperienza umana. Il 4 aprile poi partirà dall'Afterlife di Perugia, con la data zero, "L'amore è tutto - Club Tour 2025", una serie di appuntamenti nei più famosi club italiani con cui gli Eugenio in Via Di Gioia arriveranno a Roma, Milano, Padova, Firenze e Bologna, Torino e Napoli.

Partirei intanto dalle caratteristiche di quest'album, che voi definite come un album meno cerebrale rispetto al passato, più di pancia, più di cuore.

© Simone Biavati

© Simone Biavati

Sì, è così a tutti gli effetti, perché in questi tre anni ci siamo concentrati principalmente non sul messaggio che vogliamo raccontare del mondo o al mondo, ma sull'analisi interiore, che alla fine ci siamo resi conto di essere la stessa identica cosa, semplicemente scalata nel più piccolo. Quindi ciò che noi guardiamo e ciò che interpretiamo degli eventi economici, dei conflitti, del clima, dell'ambiente, e come noi lo viviamo, combattendolo oppure passivamente, racconta molto più di noi di quanto invece racconti dell'evento in sé. Ci siamo accorti che bastava guardarci dentro per continuare a raccontare il mondo, senza però per forza dargli una metafora definita. 

Parlare del particolare in realtà per parlare dell'universale, in qualche modo. In tal senso il brano "Un'altra America" è un bell'esempio...

Infatti "Un'altra America", è quella piccola scoperta che noi possiamo fare, che in realtà è una gigantesca scoperta, ma che se noi ci abbandoniamo all'abitudine può diventare quasi scoprire l'acqua calda, scoprire l'America, una banalità. Mentre invece sta proprio nelle piccole cose, nelle giornate passate a mangiare, a fare pranzo insieme, a scrivere canzoni, a parlare, a fare passeggiate, a mangiarci un gelato, che si cela forse la nostra filosofia e che si cela poi anche il significato profondo del nostro album.

L'album si compone di dieci tracce per mezz'ora di musica. È molto sintetico il tutto. È stata una scelta precisa o semplicemente quello che è uscito è ciò che era giusto pubblicare per chiudere questo progetto?

© Ufficio stampa

© Ufficio stampa

Diremmo la seconda cosa. Abbiamo diverse canzoni nel cassetto, alcune praticamente concluse, altre più abbozzate. Tra l'altro alcuni dei brani che poi hanno scalzato queste altre canzoni, che sono lì magari da più tempo, sono arrivati all'ultimo. Ci viene da pensare a "Tutto", che adesso è l'ultima canzone del disco. Inizialmente era l'apertura, doveva essere l'intro. Poi ci piaceva talmente tanto che l'abbiamo fatta diventare una canzone intera, non più di un minuto, e l'abbiamo poi messa a chiusura perché era il guscio. Eppure è uscita alla fine. Oppure la canzone che apre il disco, "Un'altra America", e che in qualche modo ci aiuta a raccontare ancora meglio questo percorso, è arrivata al testo pochi giorni prima della chiusura a Palermo.

Secondo voi anche la musica può essere fatta di "piccole cose"? Questo è un periodo in cui sembra obbligatorio pensare in grande: stadi, palazzetti, dischi di platino. Se non sei al primo posto in classifica sembra un fallimento. In realtà c'è tutto un mondo musicale che va anche oltre queste cose roboanti, che sembrano più marketing che sostanza. Com'è quel mondo fatto di sostanza e non tanto di apparenza?

È una situazione veramente paradossale. Noi siamo consapevoli del fatto che quelli che vivono di musica sono una percentuale piccolissima rispetto a tutti i musicisti, ma quelli che apparentemente sono arrivati, nel senso che devono essere prima in classifica, che vanno in tv, in radio, eccetera, sono una percentuale ancora più piccola ed è veramente un millesimo forse di tutto il resto. E quindi la verità è che si vuole far passare che si è felici solo se si raggiungono quei risultati lì, mentre la normalità sarebbe fatta di fallimenti. La narrazione deve essere totalmente ribaltata! Altrimenti si creano dei scompensi a livello mentale, a livello di ansie, di aspettative. Noi per fortuna, avendo avuto un percorso molto lento, partendo da locali piccolini via via sempre più grandi, non temiamo questi scompensi, questi saliscendi, eccetera. Però ci rendiamo conto che veramente gli artisti sono sottoposti a delle pressioni molto pericolose. 

Sarebbe importante riuscire a ribaltare la narrazione e per questo ci vorrebbero più artisti come voi.

Il nostro disco riflette proprio su questo: siamo in un mondo che va a "due per", a una velocità ormai incontenibile. Contano solo i numeri, tutto si consuma una velocità pazzesca, non solo vestiti, non solo cibo, ma anche la musica e l'arte. E allora non c'è più tempo di ascoltare un intero disco senza skippare oppure senza andare a sentire subito il ritornello. Non c'è neanche più tempo per sentire la strofa. E allora sì, questa contronarrazione può arrivare e crediamo che esistano tantissime persone che adesso possono intercettare quello che noi già da anni raccontiamo. E ne è forse la prova l'attualità, la musica che sta cambiando anche la volontà del pubblico di ascoltare determinate canzoni. Come abbiamo visto a Sanremo.

Tornando al disco c'è una particolarità che è quella dei tarocchi a cui sono associate le canzoni. Come è nata questa idea?

© Simone Biavati

© Simone Biavati

È nato tutto per caso. Stavamo registrando a Palermo le fasi finali del disco. Siamo stati tre settimane nella città siciliana, ci ha accolto benissimo e la sera uscivamo e abbiamo incontrato una ragazza, un'attrice, si chiama Eleonora De Luca, che poi è diventata una nostra amica in pochissimo tempo, e una sera ha deciso di farci i tarocchi. Siamo rimasti folgorati tutti e quattro. Abbiamo ricevuto la lettura e abbiamo detto, cavolo, sarebbe bello introdurre le nostre carte dei tarocchi all'interno del disco. Dico le nostre carte perché sono proprio carte fatte apposta, con le immagini e con le parole chiave delle canzoni del disco. Quindi ogni canzone del disco ha 3-4 carte, in totale sono 33 carte. Poi magari la gente ai live potrà ricevere anche questi mazzi, ci saranno e potranno avere la loro lettura, un po' della loro vita, dei loro pensieri attraverso le canzoni del disco.

Per la campagna promozionale avete fatto una cosa molto particolare appoggiandovi ad Agami, la piattaforma cloud. Ci spiegate questo tipo di iniziativa.

Abbiamo conosciuto le ragazze e i ragazzi di Agami, che ci hanno fatto scoprire la loro tecnologia che permette di aprire degli spot in giro per il mondo all'interno dei quali, una volta entrati, si potevano ascoltare dei suoni solo all'interno proprio di queste aree. Allora questa cosa ci ha illuminato perché abbiamo pensato si potesse collegare la musica anche a dei luoghi in particolare, a degli orari precisi e non semplicemente farla uscire e rendere fruibile ovunque. Abbiamo così aperto delle aree in diverse piazze, sia in Italia che all'estero, da Tokyo, Brisbane in Australia, alla Germania... ovunque. Il bello è che si sono creati degli incontri fra i fan che ascoltavano i brani, si guardavano negli occhi e poi hanno iniziato a socializzare. Addirittura a Roma hanno messo una cassa Bluetooth al centro, come se fosse un falò, così da riuscire a condividere l'ascolto e farlo tutto insieme, commentandolo. 

Ad aprile parte il vostro tour nei club. Che cosa avete in programma?

Un sacco di effetti speciali! Abbiamo veramente dato fondo a tutte le nostre idee e anche al budget! Perché ci tenevamo particolarmente, abbiamo scelto una squadra di persone che stimavamo e abbiamo, come si suol dire, fatto l'"all in". Perché le canzoni meritavano di avere un supporto e per la prima volta faremo uno spettacolo non solo basato su noi quattro ma anche sulla scenografia. Non aspettatevi fuochi d'artificio, non aspettatevi maxi led wall o la sfera di Las Vegas. Però ci sarà un bel gioco di luci e ombre. Come il disco: luci e ombre.

Le date de "L'amore è tutto - Club Tour 2025"

Venerdì 4 aprile PERUGIA - AFTERLIFE

Sabato 5 aprile ROMA - ATLANTICO

Lunedì 7 aprile MILANO - FABRIQUE

Mercoledì 9 aprile PADOVA - HALL

Giovedì 10 aprile FIRENZE - VIPER THEATRE

Mercoledì 16 aprile BOLOGNA - ESTRAGON

Giovedì 17 aprile TORINO (Venaria Reale) - TEATRO CONCORDIA

Martedì 20 maggio NAPOLI – HEROES FESTIVAL (Casa della Musica Federico I)

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