Al via il processo a Depardieu accusato di abusi sessuali
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Il pubblico ministero ha chiesto per lui anche il risarcimento delle parti civili: la sentenza il 13 maggio
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Per Gerard Depardieu la Procura di Parigi ha chiesto una pena di 18 mesi con la condizionale. Dopo quattro giorni di udienze l'attore, che è comparso in tribunale con l''accusa di aver aggredito sessualmente due donne durante le riprese del film "Les Volets verts" (Le persiane verdi) nel 2021, è apparso affaticato e provato.
"Dichiarerete Gérard Depardieu colpevole di queste aggressioni sessuali", ha scandito il pm nella requisitoria, chiedendo per lui anche il pagamento di una multa di 20.000 euro, oltre al risarcimento delle parti civili; che si sottoponga a un trattamento psicologico obbligatorio e che venga inserito nella lista degli autori di reati sessuali. "Ci sono vittime che confermano le loro dichiarazioni - ha detto - qualcuno che cambia la sua versione, riferendosi a Depardieu, e tre testimoni oculari. Ciò costituisce innegabilmente un'aggressione sessuale".
A portarlo in tribunale, due assistenti che sul set, secondo il procuratore, erano "donne in una situazione di inferiorità sociale" rispetto allo status di "celebrità" del divo.
L'attore 76enne ha sinora negato ogni addebito. Condotta che ha portato il pm a denunciare la "totale negazione e l'incapacità di mettersi in discussione" da parte di Depardieu. La richiesta dell'accusa chiude quattro giorni di giudizio nei quali sono stati ascoltati sia l'imputato che le parti offese. Il verdetto della giuria potrebbe richiedere settimane e potrebbe essere pronunciato il 13 maggio.
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Per le accuse che gli vengono rivolte la pena massima prevista è di cinque anni di carcere oltre a una multa da 75mila euro. Politicamente il processo è visto in Francia come un test post movimento #MeToo sulla reale volontà del Paese e della sua industria cinematografica di affrontare i casi di molestie sessuali riguardanti gli uomini più influenti dello star system (e non solo) transalpino.
Gli avvocati delle querelanti hanno attaccato Depardieu, definendolo un "predatore sessuale" e un "misogino". "Forse pensate che sia solo un grande attore e amate i suoi film, ma Depardieu è anche un predatore sessuale", ha affermato Carine Durrieu Diebolt, legale dell'arredatrice di scena, denunciando l'esistenza di un "sistema di impunità" a tutela di una delle principali star del cinema francese. "Depardieu, quando tocca il corpo delle donne, esercita il suo potere su di loro", ha aggiunto. Claude Vincent, difensore dell'altra querelante ha elencato parole oscene ed espressioni volgari attribuite a Depardieu, affermando che "è così che si comporta Gerard Depardieu su un set cinematografico, è l'atmosfera che sta imponendo intorno a sé". "No, non puoi separare l'uomo dall'artista", ha insistito l'avvocato, "lui è Gérard Depardieu, un misogino tra i misogini". Vincent ha osservato che Depardieu ha difeso il regista Roman Polanski, accusato in un caso, ancora irrisolto, di violenza sessuale a Los Angeles che avrebbe spinto il regista a trasferirsi in Europa nel 1978.
La prima donna a denunciare l'attore, una scenografa, parla di fatti accaduti nel settembre 2021. Depardieu partecipava alle riprese del film "Les Volets verts" di Jean Becker quando, un giorno, mentre era seduto in un corridoio, avrebbe afferrato la donna con le gambe bloccandola fra le sue cosce. La presunta vittima afferma di essere stata allora palpeggiata all'altezza dell'addome, sui seni e sulle natiche. L'attore le avrebbe detto anche "Ti pianterò il mio grosso ombrellone nel tuo sesso". La donna è una madre di famiglia di 53 anni, che agli inquirenti ha parlato di una "trappola per lupi" che ha sentito chiudersi su di lei, con una "forza fenomenale" da parte di lui. Tanto che ci sarebbe voluto l'intervento di una terza persona per liberarla dalle gambe di Depardieu che la tenevano stretta. L'equipe del film spinse l'attore a scusarsi e, a quanto raccolto dalle testimonianze, lui l'avrebbe fatto affermando "mi scuso perché devo scusarmi...". Ma in seguito, l'avrebbe poi insultata per tutto il tempo delle riprese, chiamandola "puttana". In seguito, la donna ha spiegato di non riuscire più a lavorare da allora, di soffrire di crisi di angoscia e di uno stress post-traumatico. In una lettera inviata a Le Figaro lo scorso ottobre, Gerard Depardieu ha fornito la sua "verità", smentendo le accuse.
La seconda a sporgere denuncia ha raccontato al giornale regionale Le Courrier de l'Ouest che, qualche giorno prima delle riprese del cortometraggio "Le Magicien et les Siamois" di Jean-Pierre Mocky nel marzo 2014, tutto lo staff tecnico e gli attori si recarono a casa di Depardieu, nella centralissima rue du Cherche-midi a Parigi, per preparare le riprese. In quell'occasione, un'assistente che aveva all'epoca 24 anni, afferma di aver subito molestie sessuali. Depardieu le avrebbe toccato il fondo schiena, rivolgendoli frasi oscene. All'inizio delle riprese, l'attore la incrociò di nuovo e ripeté le molestie fisiche, poi la toccò nelle parti intime pronunciando frasi esplicite.
Depardieu ha respinto le accuse dall'inizio del processo, affermando di "non essere così". Ha ammesso di aver usato un linguaggio volgare e sessualizzato con l'arredatrice di scena. Ha detto di averle afferrato i fianchi durante una discussione, ma ha negato che il suo comportamento fosse di natura sessuale.
"È soddisfatto di aver potuto dare le sue spiegazioni e soprattutto che siano state prese in considerazione. D'altra parte, è esausto, è estenuante. Tutti sono abbastanza provati...
Si consuma molta energia in questo tipo di processi", ha detto il legale dell'attore Jérémie Assous.
"Ora si dice che le donne che denunciano aggressioni sessuali hanno 'problemi psichiatrici'. Abbiamo davvero raggiunto l'apice delle argomentazioni misogine" ha detto l'avvocata di una delle accusatrici.