Intitolata Post si svolgerà da marzo a dicembre: il programma multidisciplinare dell'associazione culturale milanese
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Otto spettacoli, otto progetti complessi da presentare e raccontare. E' la stagione 2022 di Zona K, che si dipanerà a Milano da marzo a dicembre tra la loro sede e il Teatro Out Off. Si intitola Post, "il nostro presente che continuiamo a guardare con sguardo artistico e politico". L'associazione culturale spiega che rappresenta anche la ricerica di "nuova posizione, trovare un nuovo equilibrio tra creatività e prossimità, tra ricerca artistica ed engagement del pubblico, tra relazioni e crescita". Sarà una stagione multidisciplinare con spettacoli partecipati e urbani, produzioni e co-produzioni che nascono dal coinvolgimento diretto dei cittadini, formazione dei target più giovani, storytelling dei processi artistici, incontri con gli artisti, reti con altri teatri grazie a visioni comuni e lavoro sinergico, sono tutti elementi di un medesimo puzzle che si costruirà negli anni futuri.
Figura di spicco del teatro europeo, Leone d’oro alla carriera nel 2019, Jens Hillje è stato investito del ruolo di visiting dramaturg ha accompagnato mesi di riflessioni e sarà dramaturg della nuova produzione di Zona K che andrà in scena a novembre.
Nel programma 2002 trovano posto i Gob Squad e la loro ultima produzione "1984: Back To No Future", sguardo nostalgico e pop tra passato e futuro; la parola urlata di Pasolini portata in scena dagli Anagoor, gli anziani in calzamaglia di Superman di Massimo Furlan, Mats Staub con la delicatezza delle sue interviste; gli spettacoli urbani di Elisabetta Consonni e del Teatro dei Borgia; la nuova produzione "Non siamo niente, saremo tutto" di Jens Hillje e Alessandro Renda sulle storture della società che porta in scena un coro di lavoratori, per chiudere con una performance partecipata sull’attivismo contemporaneo.
PERCHE' "POST"? - Zona K spiega il titolo della stagione: "Etimologicamente la risposta è facile, qualcosa che viene dopo in termini temporali o concettuali. La società che viviamo sembra essere un infinito catalogo di post. Siamo in una post-democrazia, i cittadini sono post-materialisti, il capitalismo è diventato post-capitalismo, per non addentrarci nelle definizioni più complesse e filosofiche di post-strutturalismo, post-moderno e decostruzionismo. Anche il concetto stesso di verità ormai non può più prescindere dalla post-verità, eletta dall’Oxford Dictionary come parola dell’anno del 2016".
E continua: "Tutto è messo in discussione, riconsiderato, studiato nelle sue evoluzioni continue. Come se alcuni principi e dottrine, alla base di una certa cultura della seconda metà del XX secolo, non reggessero più il passo dei tempi senza tuttavia aver lasciato spazio a un nuovo sentire politico, culturale e sociale. E’ giusto domandarsi se sia possibile l’affermarsi di una nuova cultura progressista per il XXI secolo? La politica è in grado di formulare una nuova visione trascinante che (ri)avvicini le persone e non sia solo espressione del potere? Non siamo in grado di dare risposte, per noi POST è ancora il tempo delle domande che ogni cambiamento porta con sé. È il momento che ci troviamo a vivere. Il “dopo” di cui non sono ancora chiari i contorni. Non è la critica o il superamento di quanto abbiamo fatto e vissuto finora, è il tempo dell’incertezza, della necessità di riconsiderare posizioni e scelte fin qui attuate senza intravedere del tutto il passaggio successivo".