il precedente delle lavatrici

Dazi, ecco cosa accadde all'economia Usa nel 2018 (spoiler: non finì benissimo)

La storia promette che il protezionismo di Trump sarà di nuovo un boomerang: le lavatrici sotto dazi costarono agli americani 820mila dollari per ogni posto di lavoro creato

02 Apr 2025 - 17:25
 © Istockphoto

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Durante il primo mandato di Donald Trump, gli Usa hanno assistito a un cambiamento radicale nella politica commerciale: dal tradizionale sostegno al libero scambio a un deciso protezionismo. I dazi imposti tra il 2017 e il 2021 - ben più lievi di quelli minacciati adesso - forniscono un'importante lezione su cosa potrebbe accadere con la nuova ondata di tasse sulle importazioni: a pagare saranno gli americani.

Emblematico il caso delle lavatrici

 Nel 2018, l'amministrazione Trump impose tariffe dal 20% al 50% sulle lavatrici importate, una misura rimasta in vigore fino al febbraio 2023. I risultati? Esattamente come previsto dai critici, i prezzi aumentarono significativamente. Uno studio condotto dall'Università di Chicago ha rilevato che entro il 2019 i prezzi delle lavatrici e delle asciugatrici erano cresciuti del 12%, circa 90 dollari in più per macchina. È interessante notare che anche i prezzi delle asciugatrici, non soggette a dazi, aumentarono poiché spesso vendute in combinazione con le lavatrici.

Al termine del periodo di dazi, nel febbraio 2023, i prezzi degli elettrodomestici per il bucato erano aumentati del 34% rispetto al 2018, mentre l'inflazione generale nello stesso periodo era stata del 21%.

Il presunto sostegno all'economia a stelle e strisce

 Gli attesi nuovi posti di lavoro sono davvero stati creati, ma a caro, carissimo prezzo. Produttori stranieri come LG e Samsung hanno effettivamente aperto fabbriche negli Stati Uniti per aggirare i dazi. Gli economisti dell'Università di Chicago hanno stimato che questa politica ha creato circa duemila posti di lavoro nel paese. Tuttavia, questi impieghi sono arrivati a un costo esorbitante: i consumatori americani hanno pagato collettivamente circa 820mila dollari in prezzi maggiorati per ogni posto di lavoro creato. Un prezzo decisamente alto per stimolare l'occupazione manifatturiera.

Effetti collaterali

 Paradossalmente, alcune aziende americane che avevano richiesto i dazi finirono per pentirsi della loro posizione. Whirlpool, per esempio, ha beneficiato inizialmente delle tariffe sulle lavatrici, ma ha poi sofferto a causa di altri dazi imposti sull'acciaio e l'alluminio che hanno aumentato i costi di produzione, creando quello che un dirigente ha definito un "vento contrario" per l'azienda. Secondo un'analisi della Federal Reserve del 2019, i dazi imposti durante il primo mandato di Trump hanno addirittura ridotto l'occupazione nel settore manifatturiero nelle industrie interessate, contraddicendo uno degli obiettivi principali della politica.

L'impatto generale sull'economia

 L'effetto dei dazi si è esteso ben oltre i singoli settori colpiti. Secondo stime dello Yale Budget Lab, le tariffe su Canada, Messico e Cina avrebbero potuto ridurre il reddito disponibile delle famiglie americane fino a duemila dollari.

Altri dazi del passato

 Guardando più indietro nella storia, altri dazi si sono rivelati disastrosi per l'economia statunitense, come quelli imposti sotto William McKinley negli anni '90 dell'Ottocento che causarono ondate di inflazione, o le tariffe Hawley-Smoot degli anni '30 che aggravarono la Grande Depressione.

Prezzi delle auto, le simulazioni sul 2025

 Il 3 aprile Trump dovrebbe imporre dazi del 25% su tutte le automobili prodotte al di fuori degli Stati Uniti. Ciò significa che le aziende che importano automobili di produzione straniera, come le concessionarie, dovranno pagare una tassa del 25% su ogni veicolo straniero acquistato. Un'auto non americana che prima costava 20mila dollari arriverà a costare 25mila insomma. Ma secondo gli analisti, i rincari riguarderanno anche le auto made in US. Questo perché i produttori di auto statunitensi dovranno pagare i dazi sui componenti realizzati all'estero e affrontare una concorrenza più debole. Alla fine i prezzi delle auto statunitensi cresceranno tra i 4mila e i 15mila dollari per veicolo.

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