la conta dei danni

Dazi Usa al 20% sul vino, l'Italia rischia perdite per 323 milioni di euro all'anno

L'Unione Italiana Vini lancia l'allarme: in "zona rossa" 364 milioni di bottiglie. La proposta: un patto con i buyer americani per evitare aumenti di prezzo al consumatore

03 Apr 2025 - 11:15
 © Istockphoto

© Istockphoto

I dazi del 20% annunciati dall'amministrazione Trump sul vino importato potrebbero costare all'Italia 323 milioni di euro all'anno. L'allarme arriva da Unione italiana vini (Uiv) che ha analizzato l'impatto potenziale delle nuove tariffe doganali sulle esportazioni italiane negli Stati Uniti.

"Con i sanguinosi dazi americani al 20% il mercato dovrà tagliare i propri ricavi di 323 milioni di euro all'anno, pena l'uscita dal mercato per buona parte delle nostre produzioni", ha dichiarato il presidente di Uiv Lamberto Frescobaldi. "Siamo convinti della necessità di fare un patto tra le nostre imprese e gli alleati commerciali d'oltreoceano che più di noi traggono profitto dai vini importati; serve condividere l'onere dell'extra-costo ed evitare di riversarlo sui consumatori".

Secondo l'analisi dell'Osservatorio Uiv, l'unica soluzione praticabile è quella di distribuire l'impatto lungo tutta la filiera, con produttori, importatori e distributori che dovrebbero ridurre i propri margini per un valore complessivo di 323 milioni di euro su un totale di 1,94 miliardi di export, mantenendo così invariati i prezzi al consumatore.

Tre quarti del vino italiano in "zona rossa"

 L'analisi rivela che ben il 76% delle 480 milioni di bottiglie italiane esportate lo scorso anno negli Stati Uniti si trova in "zona rossa", con un'esposizione sul totale delle spedizioni superiore al 20%. In totale, sono a rischio 364 milioni di bottiglie, per un valore di oltre 1,3 miliardi di euro, pari al 70% dell'export vinicolo italiano verso il mercato americano.

Particolarmente vulnerabili risultano alcune denominazioni simbolo del made in Italy enologico: il Moscato d'Asti, con un'esposizione del 60% sul mercato USA, il Pinot grigio (48%), il Chianti Classico (46%), i rossi toscani Dop (35%), i rossi piemontesi (31%), il Brunello di Montalcino (31%), il Prosecco (27%) e il Lambrusco.

Italia più vulnerabile di Francia e Spagna

 Il segretario generale di Uiv Paolo Castelletti, ha evidenziato due fattori che rendono l'Italia più vulnerabile rispetto ai concorrenti europei: "Da una parte la maggiore esposizione netta sul mercato statunitense, pari al 24% del valore totale dell'export contro il 20% della Francia e l'11% della Spagna. Dall'altra, una lista di prodotti più sensibili su questo mercato, sia in termini di esposizione, che di prezzo medio a scaffale".

A differenza della Francia, che può contare su un segmento luxury più sviluppato, solo il 2% delle bottiglie italiane vendute in America si posiziona nella fascia alta del mercato. L'80% dei vini italiani esportati negli USA appartiene invece alla categoria "popular", con un prezzo medio alla partenza di poco superiore ai 4 euro al litro, rendendo impossibile l'assorbimento dell'aumento tariffario senza significative perdite di marginalità o di quote di mercato.

Appello all'Unione Europea

 Frescobaldi ha anche lanciato un appello alle istituzioni europee: "Ciò che oggi spaventa ancora di più è che si ingeneri un gioco al rialzo davvero esiziale tra l'amministrazione americana e quella europea". Il presidente di Uiv ha quindi sottolineato l'importanza della proposta del ministro degli Esteri Tajani di escludere gli alcolici, e quindi il vino, da eventuali dispute commerciali tra le due sponde dell'Atlantico.

La preoccupazione del settore è che una spirale di ritorsioni e contro-ritorsioni possa aggravare ulteriormente la situazione, in un momento già delicato per il mercato del vino, alle prese con il calo dei consumi e l'aumento dei costi di produzione.

Commenti (0)

Disclaimer
Inizia la discussione
0/300 caratteri